ATROPINA E PIANTE ORNAMENTALI
Occhio sinistro trattato con Atropina
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Stamattina mi sono svegliata presto, che vuol dire un quarto alle nove, anche se ieri tra una cazzata e un’altra sono riuscita a fare le quattro e mezza; questa vitalità, chissà quanto durerà. Sto preparando tante valigie e scatole con roba inutile da riportare in casa natìa, dal momento che c’è veramente bisogno di un bell’inventario generale e non se ne può più di cose accumulate negli anni. Ho trovato sofficcati nel cassetto della scrivania dei semi di stramonio, e ciò mi ha fatto uscire, mi ha fatto recare dal fioraio dietro casa e mi ha spinto a comprare un bel vaso di plastica, coi buchi sotto, e anche della terra -addirittura- per piantarci i semi malefici e riuscire a farne una bella pianticina ornamentale. Devo ammettere che riprendere in mano quei semi neri e piccoli e bastardi mi ha fatto venire un moto di nausea. Sconsiglio a tutti voi presenti di assumere stramonio, non fatelo mai perchè non è decisamente piacevole;
Una volta, tanto tempo fa che non avevo ancora diciotto anni, in un pomeriggio stanco e troppo caldo per i mie gusti, trovai dentro il cassetto del bagno di D. un cartoncino chiuso con delle scotch, con disegnato a pennarello rosso il segnale di pericolo e a caratteri storti e traballanti la parola “Stramonio”. La parola non mi era nuova, e percepii la scoperta come ovviamente non casuale, mi convinsi che era destino, e che dovevo provarlo assolutamente. Dalla mia memoria tirai fuori tutto ciò che sapevo sull’uso dello stramonio, e ricordai solo una cosa, ovvero che poteva essere letale se non si stava attenti alle dosi. Non esistevano overdose, esisteva solo la morte. Il cartoncino conteneva un centinaio di semi, neri e piccoli. Non potevo credere che quei piccoli semi neri erano portatori di morte. Mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie, con la differenza che se mordevo una volta sola di più il fungo, sarei morta. Non volevo rivelare questa scoperta agli altri che erano di là, era pur sempre roba del mio fidanzatino; forse era più corretto pensare che sarebbero potuti morire gli altri, presi dalla foga di stonarsi con quanta più roba possibile, ma questo pensiero non mi sfiorò minimamente. Non sapevo se ingerire direttamente i semi, o farci un infuso; visto che non avevo la minima idea delle dosi giuste, optai per la prima scelta, pensando anche che il calore dell’infuso potesse amplificarmi gli effetti. Masticai il seme, dapprima lentamente, e rivelatosi amaro come il cloro, lo buttai giù all’istante. Non avevo neanche idea di quanto tempo ci voleva per far si che lo stramonio facesse i suoi effetti, e neanche sapevo quali erano questi effetti. So solo che le streghe ci si sballavano di brutto ai loro tempi, tant’è che con lo stramonio nacque la diceria che sapessero volare sulle scope. Una volta ingerito il primo seme, ne seguì subito un altro, e un altro ancora, per un totale di sette. Il sette, l’emblema della pienezza cosmica e spirituale, il numero sacro mistico per eccellenza, di fronte alla sua carica simbolica, non potevo che scegliere questo numero per il mio viaggio misterioso. Non avevo idea di che cosa mi aspettasse. Richiusi il cartoncino, rimettendolo al suo posto chiudendo il cassetto senza neanche ricordare il perchè lo avevo aperto. Evidentemente, pensai, era proprio il destino che dovevo trovare lo stramonio. Mi sciacquai il viso con l’acqua fresca, e tornai in soggiorno dove c’era il ragazzo coi rasta che sistemava le cordicelle del suo doum doum, tranquillo e sornione, che parlava con il suo amico.
Mi sentivo bene, stranamente energica e felice, osservavo il lavoro minuzioso del rasta, che intanto mi stava raccontando della sua Dakar. Aveva delle mani splendide, in linea di massima come tutte le persone di colore. Più che andava avanti con il racconto, e più che avevo sete, fino a che non mi ritrovai con la bocca completamente a secco. Percepivo la sua voce sempre più confusa e distante, come se un tunnel lo stesse risucchiando lentamente e che mi parlasse dal fondo, fino a che non si tramutò in un preoccupante ronzio, iniziò anche a cambiare forma, si faceva sempre più squadrato, stava assumendo la forma di una sagoma e a sua volta si tramutò in ombra. Cercai di distogliere lo sguardo e fissai orologio rotondo che mi sembrava enorme, dalla cornice di legno lucido, fissato alla parete, e quando provai a spostare nuovamente lo sguardo, l’immagine dell’orologio era sempre di fronte a me. Guardai allora il pavimento, e l’orologio seguiva la mia vista, era come se fosse incollato alla retina. Chiusi gli occhi e feci lo sbaglio più grosso che potessi mai fare, questi orologi erano dappertitto; Aprii gli occhi, la testa del rasta era sformata e mi ricordava un enorme orologio anche se i contorni non erano per niente nitidi, il tempo mi divorava l’anima, e le fauci erano secche quanto il deserto. Mi alzai per andare a bere, ma sprofondai in un sogno senza sonno fatto di allucinante sbalordimento ansiogeno, il cuore che batteva ora forte adesso piano, una sete pazzesca, la voglia dell’acqua, gli orologi sulla retina. Ricorderò per sempre questa esperienza come lo stato di allucinazione più cupo di tutta la mia vita. Non riuscivo più ad uscirne, e mi rendevo conto che era molto angosciante, la sete incessabile e la bocca amara, una terribile sensazione che mai sarò capace di ripetere. Non riuscivo a uscire da quel drammatico viaggio da incubo. Non riuscivo neanche ad abbandonarmi alla piacevolezza del viaggio, perché era troppo sofferente. Stavo scoprendo quanto poteva essere deleteria una bocca completamente asciutta con una sete da togliere l’anima. L’amico di Dakar capì ovviamente che qualcosa non andava, purtroppo ho dei ricordi molto confusi che non saprei dire esattamente che cosa sia accaduto. Con certezza ricordo l’acqua, che bevevo ma che non mi dissetava, in continuazione, ed è terribile sentirsi lo stomaco gonfio d’acqua e avere ancora sete. Pensavo seriamente di morire, ed in tutto ciò continuavo a vedere il tempo. Non so spiegarmi come mai mi prese male in questo modo con il tempo. Mi risvegliai sul divano, con una coperta addosso e un cuscino sotto la testa. Sentivo delle voci sempre più vicine, era l’evidente segno del ritorno al contatto con la realtà.
Soltanto dopo questa terribile esperienza cercai informazioni riguardo lo stramonio, volevo sapere che cosa aveva provocato in me questo sconvolgimento fisiologico, e prima trovai una testimonianza di tre ragazzi americani che avevano assunto i semi per gioco, quando vennero fermati dalla polizia, terrorizzati, che scappavano per le strade urlando in preda al terrore perché convinti che li stessero inseguendo dei coccodrilli gialli, rossi e blu. Poi appresi che lo Stramonio, la yerba del diablo, era l’ingrediente principale degli unghenti magici delle streghe, degli sciamani e degli indiani, utilizzato per la divinazione e predirre il futuro date le allucinazioni che provoca, facendo cadere la persona in una specie di trance mistica. Il principio attivo è concentrato in tutta la pianta, con maggiore concentrazione nei semi, che contengono prevalentemente atropina e scopolamina; queste due sostanze sono le peggiori esistenti al mondo. Basta un mg di atropina per causare secchezza alla bocca, due mg per far comparire la vista offuscata, e a quota cinque mg aggiunge effetti alla muscolatura impedendo la deglutizione dovuto alla mancanza totale di secrezione salivare. Alle allucinazioni ci pensa la scopolamina, portando tutto al delirio, uno stato degno di essere chiamato psicotico. La scopolamina è stata chiamata anche siero della verità dalla CIA negli anni cinquanta, in quanto venne usata a scopi interrogativi, ma venne ben presto abbandonato una volta resisi conto che causava allucinazioni e distorsioni della realtà; anche lo scienziato pazzo nazista Mengele sperimentò la scopolamina come una droga per interrogatori, che pervertiti, tra tutti. Comunque, non fatelo mai cari amici,
la curiosità uccise il gatto
ed io non ho idea di quante altre vite di nove me ne siano rimaste, la cosa che invece so è che adesso me le tengo ben strette.
Stasera dietro casa mia c’è Ligabue in concerto, ma è normale che inizi a fare le prove a mezzogiorno, sto stronzo?
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wow come il sacro cactus degli sciamani, non sei tu che lo trovi ma lui che trova te.
bellissima descrizione del viaggio, peccato sia stato un bad trip.
ma il rastaman cosa ha fatto x farti tornare?
ringraziando il dottor H, ho avuto soltanto, nella lunga serie di sperimentazioni e viaggi, un bad trip, ma più che orologi e tempo tutto si smaterializzava e assumeva le sembianze del mare… e fin qui era la parte bella del viaggio, ma dal mare uscivan mostri marini dalla testa di maiali che volevano cibarsi con le mie povere tossiche membra…. fortunatamente fui portato in luogo con luce soffusa e insonorizzata e assecondato per 2 ore …. ma nn eran 7 bensì 2 le micropunte ingerite
lacio drom !
ps buona estate domani notte parto e mi ricollegherò a settembre ciauuuuuuuuuuuuuuuzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
si anche te però, le micropunte!!!!
avevo un’altra amica, che era fissata col mare e con delle cose che ne uscivano, chissà che significato ancestrale vi si cela dietro
buona estate, cciao bbelloo
a tutti gli altri: non sono ammessi commenti da preti, moralisti e che dicono cosa si deve o non si deve fare