FAINE

04Lug08

Di stupore non ne saremo mai senza, in questi ambiti a dir poco surreali, perchè capita che una faina ti prenda per mano e che ti conduca in mezzo al bosco, ammaliandoti, infila nell’artiglio un pezzo di fumo e lo scalda con l’accendino, e tu davanti che intavoli una discussione quantomeno interessante, coinvolgendo anche il contesto, seppur molto molto lontano da noi due, eppure ci siamo immersi dentro. In ogni caso, comunque vadano le cose, la faina riesce a catturare l’attenzione, e non è soltanto per il fumo, è perchè la faina ammaliatrice è proprio gentile.Potrebbe a questo punto piovere, oppure il cielo può rimanere così, pieno di stelle, e sono proprio tante, alcune più piccine ma le altre sono enormi e splententi, come la scintilla dell’accendino che ci scaldi il fumo. La faina lo sa come andranno le cose, riesce pure a distrarti da questo cielo enorme e luminoso, ma non lo dirà perchè è una stronza. Poi pensi, ai due che l’altro giorno erano sull’autobus e c’era lui che aveva un braccio attorno alle spalle di lei e che potevi quasi vederlo, che voleva indovinarle la schiena sotto la maglia, e si capisce, che ultimamente mi manca l’atto psicologico dell’abbandono, credo proprio certe volte che ci vorrebbe qualcuno che avesse la pazienza di insegnarmelo, di nuovo, con un tempo dilatabile davanti. Ma di fronte a faine simili, mi dite un pò come si può fare? Più che fumo, stelle, e giri di parole, è alquanto difficile. Allora uno dice, che il cambiamento inizia da se stessi e dal singolo, ma puoi sforzarti in tutti i modi di vedere le cose in angolazioni diffferenti, ma se una faina è una faina, non cambia neanche se la guardi dai migliori fantasmagorici inimmaginabili obbiettivi.

Let’s go trippin, Mr Peppermint man